domenica 3 gennaio 2010

Donne manager e crisi: un articolo e altre riflessioni




Stile di guida, erotismo ed etica femminile

di Luisa Pogliana

Da quando la crisi si è manifestata in tutta la sua gravità, diversi convegni sul management femminile hanno preso in considerazione l'apporto che le donne possono portare in questa congiuntura in molti casi drammatica. Si parla di cose note, soprattutto il pensiero e la visione diversa che apre a conoscenze e soluzioni nuove. Ma ci sono aspetti su cui, mi pare, non si riflette molto, perché le donne stesse spesso non ne sono consapevoli: capacità che vengono messe in atto in modo 'naturale', e per questo non valorizzate. Penso al fatto che le donne sono più adatte a gestire le situazioni complesse. Penso all'affettività che portano nel lavoro e all'attenzione per le relazioni, per le persone. Penso che hanno una diversa e profonda etica del lavoro.1
Gestire la complessità
Essere multitasking, delegare le incombenze operative, stabilire carichi e ruoli, definire le priorità, fronteggiare l'imprevisto, trovare soluzioni per situazioni non standard. Ecco i compiti che vediamo in opera nella gestione della della normale vita quotidiana di ogni donna che investe nella realizzazione professionale senza rinunciare a quella nella famiglia, nei figli. Vita 'privata', insomma. Ma sono anche i compiti manageriali richiesti in azienda, soprattutto ora.

"Come si diventa bravi manager? Vorrei partire da un punto di vista di cui non si parla, dall’esperienza di chi, come me, oltre a svolgere un ruolo manageriale, è anche mamma. Sì perché oggi, fare la mamma, presuppone qualità e doti del tutto simili a chi ha ruoli di responsabilità all’interno di un’organizzazione. Per organizzare le attività di un ragazzino bisogna possedere grandi abilità di pianificazione. Per far sì che il corso di basket non si sovrapponga con il catechismo che a non deve interferire né con il dentista né con il corso d’inglese... Perché nel quotidiano di una mamma nulla può andare storto, e gestire con successo un evento imprevisto fa parte della normalità. Chi è abituato a gestire tutte queste attività (soggette a un’elevatissima percentuale di imprevisti) ha sviluppato un talento per l’organizzazione e la pianificazione ,e la capacità di decidere le priorità. Una mamma alle prese con le avversità del quotidiano ha imparato a dare il giusto valore alle cose. Se il figlio ha l’influenza basterà un po’ di antipiretico, se ha la polmonite qualche notte in ospedale è da mettere in preventivo. Così in ufficio, riconoscere le priorità e dar la precedenza alle urgenze diventa più naturale, i problemi vengono collocati nella giusta dimensione. Ed è questo che fa di un manager un bravo manager”. “Noi, con i figli, siamo allenatissime a fronteggiare l'emergenza, e a trovare la soluzione valutandone correttamente la portata e le priorità. Pensa a quanti soldi spendono le aziende per mandarci a fare i corsi sul 'problem solving' e il 'decision taking'”. “La settimana scorsa ero in India, e durante la riunione arriva sul blackberry il messaggio di mio marito: 'bambino febbre a 40, baby sitter ammalata, io lo porto a scuola'. Lo diffido, e comincio a cercare una soluzione. Devo trovare una persona, ma una che il bambino conosce. Alla fine ho mobilitato una mia vicina ora in pensione. Intanto ho continuato la riunione”.
Dunque dall'altra vita, dal fatto che vivono sempre in più mondi contemporaneamente, ognuno con necessità, problemi, richieste, scenari diversi, le donne importano nel loro lavoro un ventaglio più ampio di approcci e soluzioni, di capacità e maturità. Portano avanti un progetto dove non c'è separazione e gerarchizzazione delle parti di sé. La loro vita può essere guardata a fette, ma per chi la vive è una.
E' difficile realizzare tutto, ovviamente, ma le donne sembrano particolarmente attrezzate per questo. Perché queste concrete esperienze costituiscono un bell'esempio di ciò che si definisce con il termine sistema complesso.
Un sistema può essere inteso come un tutto costituito dalla somma delle parti, come meccanismo fatto di ingranaggi ognuno con un ruolo preciso. Come territorio: se si è in un luogo, non si può essere in un altro. Come tempo segmentato in istanti, ognuno destinato ad essere 'riempito di attività'. Oppure -ed è questo lo sguardo della 'scienza della complessità'-, il sistema può essere inteso come insieme sinergico, vivente, in continua evoluzione adattandosi al contesto. Il comportamento più conveniente sta nella lettura della situazione. la soluzione al problema emerge nel momento in cui serve. Si può essere allo stesso tempo -con il pensiero e con l'azione (le tecnologie aiutano)- in luoghi diversi. Si possono fare allo stesso tempo più cose. La gestione del tempo non consiste nel riempire di attività ogni istante, ma nel cogliere il momento propizio per ogni diversa attività. Ogni soluzione non può che essere subottimale.
Non è facile trovare soluzioni di fronte all'esigenza di 'tenere insieme' tutta la propria vita, muovendosi dentro i vincoli aziendali e quelli familiari, e anche restando se stesse. Ma queste donne considerano normali, e adottano spontaneamente, quei comportamenti che gli studiosi della complessità considerano i più efficaci.
Chi dunque può essere più adatto a gestire situazioni complesse, come quelle rese ancora più complesse dalla crisi?
Ma c'è dell'altro.
Affettività e relazioni
Le donne nel lavoro portano con sé anche l'affettività, che non reprimono, ma ritengono un elemento importante nel loro modo di lavorare con altre persone. Affettività in questo caso significa soprattutto l'attenzione alle relazioni, alle persone. Il buon clima di lavoro è per loro elemento essenziale di un buon lavoro.
“Quello che mi gratifica di più è il raggiungimento di un buon clima di relazioni e il fatto che tutto 'fili liscio'”. “Un clima che renda facile chiedere aiuto e premi”. “Credo molto nei rapporti tra le persone nel gruppo, il valore del gruppo è fuori discussione. Ma l’affettività deve esser gestita, le decisioni non possono essere influenzate dall’affettività. Per me è un problema. Se devo prendere delle decisioni impopolari, cerco di mediare, di risolvere questo dilemma con la chiarezza, spiegando alla persona le motivazioni che mi hanno portato ad una scelta. Non ho altre risorse”. “Per me ciò che conta maggiormente è l’ armonia. Penso che questo serva a far lavorare meglio un gruppo e che la redditività di un’azienda aumenti se i suoi dipendenti sono in armonia. Credo che il lavoro rubi molto del tempo di un individuo, allora è necessario che ciascuno trovi in azienda il clima migliore per potersi esprimere secondo le proprie attitudini coerentemente con le regole dell’organizzazione”. “Un lavoro di squadra, persone intelligenti insieme che proprio perché insieme potenziano le loro possibilità”. “Spendere il minor tempo possibile a difendermi dall’ambiente circostante: nessuno paga tutti gli sforzi che si fanno per difendere se stessi dai colleghi, dai capi, dagli altri responsabili”.

Il fatto che l'affettività sia una presenza importante non vuol dire che le donne se ne lascino invadere in maniera incontrollata, che si lascino prendere la mano da 'buonismo' o da sentimentalismi, che non siano attente a gestirla e a sorvegliarne gli effetti.
Non vuol dire che non si abbia lucidità sugli obiettivi del lavoro, sulle scelte che questi richiedono. Ma, anche quando dure e problematiche, si cerca comunque un modo per spiegare, perché si possa capire, sapere, non solo subire ed essere messi così in condizioni ancora più dolorose delle decisioni in sé, magari inevitabili. E' già molto se pensiamo che per molti degli uomini al comando, per non dire la maggioranza, vale l'idea che le aziende si governano con la paura, con la spietatezza, e non danno la minima rilevanza agli effetti sulle persone. Quante situazioni così abbiamo visto in questi mesi, in questi anni? Dove alla falcidie reale di lavoro si aggiunge la sofferenza di un certo modo di essere trattati dall'azienda. Perché c'è modo e modo di gestire anche le situazioni più dure. Ma forse, più precisamente, più che dell'azienda dovremmo parlare qui dei suoi top manager, che sembrano prendere decisioni e usare metodi prima di tutto funzionali a rafforzare la propria posizione, i propri guadagni a qualunque costo. A volte, in questo modo, non facendo realmente gli interessi l'azienda: perché demotivano e spaventano quelli che sopravvivono alle falcidie, invece di stimolarli e coinvolgerli. Ma dovremmo qui aprire un capitolo a parte.
Le donne manager, in grande prevalenza, attribuiscono invece importanza alla ricerca di rapporti collaborativi tra persone che lavorano insieme. E qui c'è un'intelligenza in più, perché questo non solo fa stare meglio le persone, ma è funzionale a raggiungere migliori risultati nel lavoro: senza buone relazioni non si ottengono risultati. Un cattivo clima di lavoro è antieconomico.
Questa considerazione diventa importantissima oggi. Le pesanti difficoltà di mercato che stiamo vivendo creano di per sé tensione, pressioni, sbandamento all'interno delle aziende. Così, spesso, si lavora in condizioni veramente dure, segnate da un clima conflittuale, da gestioni ciniche. In questo contesto si spendono le energie per difendersi, nel tentativo di sopravvivere a relazioni difficili. Sono energie non ripagate da nulla. Un ambiente dove il tasso di conflittualità è più ridotto è già di per sé premiante: per le persone e per l'azienda.
Soprattutto per le donne, che sul 'buon' lavoro investono molto di sé.
Erotismo ed etica del lavoro
Vediamo un esempio. Una donna racconta del suo impegno straordinario profuso per contribuire a risolvere una crisi aziendale, stimolata dalla manifestazione di stima del suo capo e ricompensata dal suo apprezzamento.

“Quando lavoravo nell'azienda precedente, ci fu un momento di crisi molto seria. Fui convocata dal mio capo, mi disse che contava molto su di me, perché ero tra gli elementi migliori. Io uscii tutta orgogliosa di questo atto di stima e di fiducia, e mi impegnai in modo straordinario per diversi mesi. Quando si videro i primi segnali positivi, mi espresse tutta la sua soddisfazione per il mio lavoro: ero stata bravissima. E io usci dalla sua stanza felice. Non ebbi altro”.
Ecco: l'interesse dell'azienda prima di tutto. Normale? Ad un uomo non sarebbe mai successo. Un uomo avrebbe contrattato prima e preteso dopo. Certo, si potrebbe liquidare l'episodio facilmente: la solita incapacità di chiedere delle donne. Eppure, dentro questo episodio si possono leggere anche cose ben diverse, e su cui riflettere, soprattutto in tempi di crisi gravissima.

“Per me è molto importante sentire che sto realizzando qualcosa” “Non ho mai badato ai soldi. La passione, la possibilità di misurarmi con cose nuove, di creare, la stima delle persone intorno, i risultati concreti mi erano sufficienti” “E’ importante per tutti trovare un 'senso' nel proprio lavoro per sentirsi in una piacevole situazione di espansione di sé invece che in una dolorosa circostanza inevitabile” “Sentire che col mio lavoro cresce l’azienda e crescono le persone” “Un lavoro in cui sento la mia responsabilità verso l’azienda” “Il lavoro è l’ambito sociale in cui esprimerci maggiormente e contribuire al bene comune” “Mi sono appassionata al lavoro e mi ci sono buttata anima e corpo”. “Sono presa da innamoramento e passione per le cose che faccio”. “E' stato amore a prima vista ed ho capito che avrei continuato quel lavoro”. “Può esserci un innamoramento metaforico per il proprio lavoro. Io amo il mio lavoro”.

Bisogna partire dalla base: la scelta di fare un lavoro qualificato e impegnativo non è un obbligo sociale per una donna. Certo, nella maggioranza dei casi lavorare si deve, ma cercare un percorso professionale di alto profilo nasce da una motivazione personale. Per un uomo, invece, il modello sociale si fonda imprescindibilmente sul lavoro, sul successo. Si potrebbe dire che mentre un uomo deve, una donna sceglie di fare carriera. Dunque diversa è la sua aspettativa verso il lavoro.
Il lavoro a cui queste donne ambiscono comporta benefici che vanno ben oltre il guadagno economico. Ciò che vogliono riguarda soprattutto le possibilità di autorealizzazione. Il lavoro assume un valore intrinseco, un ruolo orientato alla costruzione di sé, della propria identità.
Il lavoro così inteso esprime valori più ampi e diversi da quelli dominanti -concentrati su soldi e carriera- e include una dimensione etica individuale sorprendente frequente.
Forse entrano in gioco anche dinamiche legate a consuetudini di ruolo. Come il prendersi cura della famiglia: un lavoro gratuito che viene ripagato dalle relazioni affettive. Come se amore e soldi facessero 100, e dunque dove c'è tanto amore ci possono essere pochi soldi. Lo stesso meccanismo si attiva con il proprio lavoro: dove c'è soddisfazione per il lavoro, ci può essere una remunerazione economica insoddisfacente.
In tutto questo c'è qualcosa di molto importante per le aziende (che non è approfittarne per non remunerare ciò che è giusto: le donne hanno dei valori, non sono sciocche). Fare del proprio lavoro uno strumento di realizzazione di sé, amarlo molto, significa che nel rapporto di queste donne con il lavoro c'è sempre una presenza di eros. Stiamo parlando di eros come forza vitale e creativa, passione, piacere. Questo porta ad uno specifico femminile negli atteggiamenti verso l'azienda. Dove c'è eros c'è gratuità, c'è dono. E questo modo di essere verso il lavoro coinvolge anche l'azienda, con cui le donne stabiliscono una relazionalità basata su una forte lealtà.
Vengono in mente episodi della cronaca recente, con le gravi crisi finanziarie di grandi società. Al cui vertice abbiamo visto top manager arricchitisi non solo con retribuzioni smodate a fronte di danni smodati, ma a volte anche truffando. Eppure non abbiamo mai sentito che tra di loro ci fossero delle donne. Certo, sono poche in posizioni di grande potere, ma intanto quelle poche non sono così. E ci sono invece molte donne con meno visibilità ma in posizioni chiave, quelle che fanno veramente funzionare l'azienda. Lì ne troviamo molte. E sono preziose proprio per l'attenzione agli interessi aziendali.
D'altra parte, senza nemmeno arrivare ai casi delinquenziali, chiunque conosca la vita aziendale sa che i manager investono una buona quota del loro tempo non a sviluppare il lavoro per l'azienda, ma a lavorare per la propria carriera e il proprio guadagno. Intessendo relazioni, pensando a cosa ci guadagnano da ogni decisione possibile. Le donne pensano a lavorare, a svolgere il compito, a realizzare l'obiettivo. Di fronte ad un problema, un uomo pensa a chi delegarlo e a come può trarne vantaggio, una donna dice 'ci penso io', e si impegna duramente per risolverlo.

A questo punto, ce n'è abbastanza per dire ai vertici aziendali una cosa tanto più valida in tempi di crisi. Se dovete scegliere una persona, assegnare un ruolo di responsabilità, affidare un progetto, a parità di condizioni puntate su una donna. Potete fidarvi delle donne. Potete fidarvi di più.
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E' necessario fare una premessa, anche se ovvia. Non tutte le donne manager sono uguali. Nel valorizzare qui alcuni aspetti distintivi e positivi nel loro stile di leadership, non dimentico certo che non tutte le donne sono uguali, così comegli uomini. Ma parlando di donne e uomini, faccio riferimento ad atteggiamenti prevalenti nella cultura aziendale dominante. Le testimonianza che accompagnano questo articolo sono tratte dai racconti personali di donne manager, su cui si fonda il mio libro Donne senza guscio, Percorsi femminili in azienda.

Da Persone & Conoscenze, 2009

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