giovedì 6 ottobre 2011

IL FUTURO DEL MANAGER: ATTEGGIAMENTI E COMPETENZE DI DOMANI

AIDP- Federprofessional- Manageritalia - FMQ- Assores - Assoconsult - 10 ottobre 2011, ore 15-18 , Biblioteca del CNEL Viale David Lubin - Roma

Il mondo del lavoro che ci aspetta è un mondo diverso, dove il lavoro e la sua organizzazione non saranno più gli stessi. In questo futuro prossimo come si declinerà il ruolo del manager? Abbiamo pensato di approfondire questo tema prendendo spunto dal libro

Microsoluzioni. Piccole storie esemplari di vita d’azienda
di Isabella Covili Faggioli,

e parlandone con alcuni degli attori principali del mondo del lavoro:
Filippo Abramo- Presidente Nazionale AIDP, Vincenzo Acquaviva-Presidente Federmanager Quadri, Alberto Bernard-Director Global Strategic Initiatives ,Pfizer Global Supply, Roberto Betti-Presidente Emerito FederProfessional, Isabella Covili Faggioli- Autrice del libro “Microsoluzioni", Marcella Mallen- Presidente Manageritalia Roma, Gilberto Marchi-Presidente Assores/Assoconsul, Giovanni Meli- Direttore del Personale Sielte Spa, Luisa Pogliana- Presidente Associazione “Donne senza Guscio”, Mauro Sirani Fornasini - Amministratore Delegato Intertaba Phlip Morris.

Riportiamo l'intervento di Luisa Pogliana.

A fronte di questa crisi di sistema, sembra chiaro che il management dominante ha fallito, e che cambiamenti sostanziali sono indispensabili. C'è bisogno di nuovi modi di pensare e di agire, perché quelli vecchi continuerebbero a generare gli stessi risultati. C'è bisogno di tutte le risorse e le capacità presenti. Oggi molto di nuovo e innovativo viene dalle donne. Sono portatrici di una cultura diversa perché arrivano in azienda con un'esperienza della vita molto diversa, e guardano anche l'azienda in questa luce, che apre a prospettive nuove rispetto alle strade già battute. Noi -la nostra associazione Donnesenzaguscio- stiamo sviluppando un lavoro proprio sulle nuove visioni e pratiche delle donne che si trovano in ruoli di governo delle aziende. Attingendo da lì, vi proponiamo alcuni punti, che non sono affermazioni di principi, ma cose che abbiamo visto nella realtà. Alla base di tutto c'è la concezione dell'azienda, vista come luogo dove convergono componenti diverse, ognuna portatrice di un interesse e di un bisogno specifico. Di tutte queste componenti bisogna tenere ugualmente conto, e si è convinte che sia non solo necessario ma possibile trovare “il punto d'incontro tra azienda e persona”, “fare il bene dell'azienda facendo il bene delle persone” (come mostra Isabella attraverso i suoi cosiddetti racconti). L'azienda dunque come un bene comune, che vive dell'apporto di tutti. Un'idea che non trova affatto spazio nella concezione corrente. Un altro aspetto riguarda il modo che hanno le donne di esercitare il proprio ruolo di leadership: vediamo un esercizio dell'autorità partecipativo. Mentre oggi il dirigere è spesso ridotto a un esercizio autoritario del potere. Invece anche nella gestione aziendale conta molto cercare il consenso, coinvolgere nei progetti, promuovere una crescita diffusa di responsabilità e professionalità. Sono questi orientamenti nuovi che troviamo nello stile di management di molte donne. Che cercano anche di mettere le persone in condizioni di lavorare meglio:si riformulano quei modelli organizzativi, per tenere conto anche del resto della vita, senza che lavoratori e lavoratrici debbano limitare per forza il loro investimento sul lavoro. Troviamo dunque un forte orientamento a innovare, con la realizzazione di progetti che toccano quei punti di arretratezza delle aziende, che riproducono cose del passato inutilmente penalizzanti invece di produrne di nuove. C'è una capacità, nelle donne più che negli uomini, di trovare risposte nuove. Possono essere grandi progetti, ma anche soluzioni di tanti problemi specifici, che, uno dopo l'altro, creano una situazione migliore. Sono le 'microsoluzioni' di cui parla Isabella, che nascono piccole perché prima non c'erano, ma poi crescono, e generano il nuovo.

Questi modi di agire non esprimono il loro ruolo come d'abitudine, attraverso il comando e il controllo. Qui vediamo piuttosto esercitare un ruolo di guida, nel senso di aprire una strada e di esplorare possibilità nuove. E c'è una relazione di cura nel fare in modo che ogni componente dell'azienda possa perseguire i propri obiettivi rispettando i vincoli reciproci. Questo orientamento, dunque, più che una cultura di potere, esprime una cultura di governo. E' questo il punto essenziale di cambiamento.
Questo è
un orientamento manageriale di cui oggi le aziende avrebbero bisogno, perché un'azienda che continua a fondarsi su potere e controllo resta bloccata nella conservazione dell'esistente. Le donne lo stanno già attuando: un management diverso esiste già, e dà molta speranza.




2 commenti:

  1. Mi permetto di aggiungere un'altra riflessione... Molto spesso l'essere autoritario si traduce nel dare ordini x raggiungere gli obiettivi nell'immediato. Purtroppo però questo meccanismo rende le persone schiave e incapaci di agire difronte l'imprevisto. Nella mia esperienza posso dire che, investire maggiormente all'inizio per trasmettere il ragionamento piuttosto che la regola, alla lunga rende sicuramente di più.

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